Conversione in biopiscina

Anche le piscine a cloro possono diventare biologiche. Si possono progettare filtri biologici da inserire all’interno o all’esterno della biopiscina ed eliminare tutto l’impianto tecnico di clorazione e filtrazione esistente. L’impianto tecnico in biopiscina è costituito solamente da una o due pompe di circolazione a basso consumo. Non sono necessari locali tecnici interrati o grosse infrastrutture. La conversione da piscina a cloro in biopiscina permette un risparmio notevole in consumo energetico e di prodotti chimici, oltre ad avere un’acqua viva e sana in cui immergersi.

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Qualità dell’acqua in biopiscina

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Generalmente si pensa che l’acqua in biopiscina sia sempre un po’ verde o marrone e con tante alghe. Questo è un mito da sfatare! Con una corretta prgettazione possiamo mantenere un’ottima qualità dell’acqua tutto l’anno, cristallina e salubre.

Rigenera garantisce la balneabilità delle biopiscine secondo gli standard della normativa di Bolzano, con un’acqua sempre trasparente ed invitante. CLICCA QUI per saperne di più.

Con una corretta e semplice gestione annuale, potrete avere sempre un’acqua come quella nell’immagine. Questa foto è stata fatta in una piscina realizzata sei anni fa.

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Definizione internazionale di biopiscina

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La IOB – International Organization of natural Bathing waters, ha pubblicato la definizione internazionale di biopiscina. Rigenera fa parte dell’associazione italiana AIABN e della IOB.

Il documento, denomitao “Common Essentials” è stato presentato al congresso internazionale 2021 in Albufeira, Portogallo.

Potete leggere il documento CLICCANDO QUI

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Manutenzione biopiscina in autunno

Siamo giunti alla fine della stagione balneabile. E’ ora di preparare la nostra creatura al riposo invernale. La manutenzione della biopscina non richiede un grande impegno, però va fatta nel modo giusto e non va trascurata.

In ottobre/novembre le piante acquatiche vanno tagliate sotto il livello dell’acqua (spazio lasciato circa 10 / 15cm) e rimosse dalla piscina biologica.

Vanno anche tagliate tutte le parti della vegetazione che sono diventate marroni. E’ possibile mettere una rete di sicurezza contro la caduta delle foglie, così che sarà più facile rimuoverle dalla vasca e non sarà necesario aspirarle.

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Fitodepurazione domestica

Un impianto di fitodepurazione è una parte fondamentale nel ciclo delle acque. Infatti, permette di depurare le acque reflue di casa, grigie e nere, rendendole disponibili per il riutilizzo, come irrigazione, lavaggi, flussaggo nel WC.

Quello in foto è un impianto a fitodepurazione orizzontale (più info qui).

La sua realizzazione è relativamente semplice e vi permetterà di rigenerare le acque di scarico in modo del tutto naturale. L’ultimo impianto realizzato è inserito in un contesto permaculturale, in cui le acque in uscita dalla fitodepurazione vanno ad alimentale un canale swale, ovvero una linea di sub-irrigazione che mantiene il terreno sempre umido e ricco di nutrienti per le piante.

Come al solito, sono le piante e i batteri i veri protagonisti della depurazione. In questa seconda foto vedete un momento didattico collettivo di piantumazione dell’impianto.

I costi di un impianto di fitodepurazione sono molto contenuti, data la semplicità dell’opra e la sua durata negli anni. Noi calcoliamo che un impianto come quello in foto, con una buona manutenzione può durare più di quindici anni senza dover rinnovare le piante e la ghiaia.

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Biopiscine – manutenzione di primavera

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L’inverno è passato e le temperature iniziano ad aumentare. Tra poco si potrà iniziare a fare il bagno!

Prepariamo quindi la nostra biopiscina con una bella pulizia del fondo: rimuoviamo il sedimento creatosi durante l’inverno e riattiviamo l’impianto di ricircolazione.

Iniziano a crescere le piante del filtro e a fiorire la vegetazione del nostro giardino… piano piano insetti ed animali riprendono la loro attività, l’acqua è fresca e pronta ad accogliere i primi bagnanti.

Forse è il periodo più bello per contemplare la nostra biopiscina ed iniziare a vivere il giardino.

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Zanzare

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La biopiscina sarà piena di zanzare?

Non è vero che nelle biopiscine prolificano le zanzare, anzi! Le zanzare nidificano su specchi d’acqua il cui livello è fluttuante durante l’anno e in cui non possano insediarsi i predatori.

Nelle biopiscine la superficie dell’acqua mantiene un livello costante ed è connotata da un lento movimento, che convoglia l’acqua ad un filtro meccanico (skimmer). Inoltre, rane ed altri predatori eviteranno del tutto lo sviluppo delle larve.

Alle zanzare piacciono ambienti paludosi e stagnanti. Sicuramente il contrario di una biopiscina dove l’acqua è ossigenata e povera di nutrienti.

Insomma, non abbiamo mai visto una biopiscina con le zanzare!

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AUTORIZZAZIONI PER BIOPISCINE

La richiesta di autorizzazione sanitaria deve essere effettuata solo per la costruzione delle piscine naturali ad uso pubblico.

Non esiste ancora, in Italia, una normativa ad hoc riguardante le biopiscine. Dipende molto dall’ufficio tecnico del comune in cui si presenta la richiesta di autorizzazione. Ovviamente, lo standard di balneabilità non può essere uguale ad una piscina depurata a cloro! Quindi spesso si fa riferimento ai criteri di balneabilità per laghi e fiumi.

Comunque, la Provincia di Bolzano e l’Azienda Sanitaria Locale hanno elaborato nel 2011 una direttiva dal titolo: Linee guida sulle caratteristiche di qualità dell’acqua, la vigilanza e la gestione delle piscine naturali pubbliche. Per gli standard di qualità si fa riferimento a questa direttiva, che assicura la sicurezza sanitaria dell’acqua della biopiscina.

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Tipologie di Biopiscine

LE 5 CATEGORIE

Se vi state interessando ad avere una biopiscina ma non avete elementi per decidere come farla, in questo articolo vi spieghiamo meglio come sono concepite.
Le biopiscine si dividono in cinque categorie, per ordine di meccanizzazione e tecnologia crescente (e anche prezzo).
In generale, tutte le categorie di biopiscine si ispirano a modelli acquatici presenti in natura: dagli stagni, ai laghetti di montagna e alle acque correnti di un fiume.

Le prime tre categorie si rifanno ai modelli naturali delle acque ferme. L’acqua viene tenuta
ferma o in lento movimento. E’ presente una ricca biodiversità, con anfibi, insetti, fitoplancton e zooplancton. L’acqua può presentare una leggera torbidità in alcuni periodi dell’anno. La zona balneabile è di poco più grande di quella di ftodepurazione (o rigenerazione). Per avere una stabilità biologica, si consiglia di non costruire al di sotto dei 100 metri quadrati.
Le categorie 4 e 5 si rifanno ai modelli di acque correnti, e presentano una tecnologia più raffinata. Questo permette di avere una zona balneabile molto più grande rispetto a quella di rigenerazione. L’acqua è sempre limpida e cristallina e vi sono poche piante. Per la depurazione dell’acqua, infatti, vengono usati dei filtri biologici, costituiti da pietrisco su cui si formano i batteri depuranti, sotto forma di patina detta “biofilm”. La circolazione viene mantenuta costante tutto l’anno e i filtri necessitano una continua pulizia tramite contro-lavaggio, con produzione di acque di scarto.
Di seguito forniamo una breve descrizione delle varie categorie:
– Categoria I: chiamata anche “nature pure”, puramente naturale. Non viene impiageta tecnologia. Per la costruzione si usano materiali più semplici possibili ed è connotata da un’elevata biodiversità. La zona balneabile ricopre il 50% della superficie;
Categoria II: si utilizza lo skimmer (filtro meccanico) per pulire la superficie. La biodiversità è pari a quella della categoria I, mentre la zona balneabile è di poco superiore.
Categoria III: oltre allo skimmer, viene garantito un passaggio regolare di acqua tra zona balneabile e zona di rigenerazione. La superficie balneabile può essere anche il 60% del totale, quindi maggiore delle altre categorie. La biodiversità in vasca è paragonabile alle altre due categorie.
Categoria IV: utilizza una tecnica più avanzata. Viene impiegato un filtro biologico a ghiaia o zeolite per mantenere l’acqua limpida e pulita. Vi è minore presenza di piante ed animali in vasca. La superficie balneabile può essere anche il 70%. L’intorbidimento dell’acqua per questo tipo di piscine è molto raro.
Categoria V: elevata tecnologia di depurazione. Vengono impiegati biofiltri a circolazione continua che mantegono una depurazione spinta dell’acqua in vasca. Le piante presenti in vasca, se ci sono, svolgono principalmente una funzione decorativa. L’acqua è sempre cristallina.
Con questo breve articolo speriamo di aver fornito un quadro più chiaro sulla scelta della biopiscina e sul suo funzionamento. Come avrete capito, la progettazione fai-da-te può risultare molto rischiosa se non si conoscono bene i meccanismi depurativi di una biopiscina, e si rischia di realizzare un’opera non funzionante.
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Alghe

Le alghe in biopiscina si presentano sia sotto forma di filamenti (che sono le laghe che siamo abituati a immaginare) sia sottoforma monocellulare sospesa in acqua, che crea una leggera torbidità. Mentre le alghe filamentose si formano sulle superfici, le alghe sospese le troviamo fluttuanti in acqua.
La presenza di alghe nella biopiscina non è pericolosa per la salute e per l’igiene dei bagnanti. Anzi, la loro presenza favorisce l’eliminazione degli inquinanti e l’ossigenazione dell’acqua. Spesso, però, una presenza massiccia può causare intorpidimento dell’acqua e inibizione della crescita delle piante. Lo sviluppo delle alghe va quindi attentamente controllato tramite una progettazione accurata.

Ma perché si formano le alghe?

Le alghe sono tra gli organismi acquatici più antichi e semplici, quindi hanno sviluppato un forte adattamento a qualsiasi condizione. Si può dire, comunque, che il fosforo sia il fattore limitante alla loro crescita, e quindi l’elemento da controllare. Le alghe possono crescere anche con valori di fosforo molto bassi, inferiori ai 10 µg/l.
Per limitare l’apporto di fosforo è fondamentale riempire e rabboccare la vasca con un’acqua adeguata ed utilizzare idonei materiali di costruzione. Inoltre, durante l’utilizzo è bene controllare l’immissione eccessiva di sostanze organiche (come ad esempio le foglie) e cercare di mantenere pulito il fondo.
Un altro fattore che concorre allo sviluppo delle alghe è la luce solare. Senza luce le alghe non crescono. Per questo è molto utile creare delle zone d’ombra nella vasca in modo da limitare lo sviluppo algale. Questo si ottiene principalmente tramite piantumazione di ninfee e altre piante galleggianti, oltre che a zone profonde in cui non penetrano i raggi solari.
Spesso, comunque, soprattutto nei primi anni, qualche alga potrà sempre comparire nella stagione primaverile, ma nel giro di qualche giorno l’acqua ritroverà il suo equilibrio.

Vari tipi di alghe

Alghe verdi: possono essere monocellulari, coloniali e pluricellulari. Hanno una struttura cellulare evoluta e sono tra i più diffusi tipi di alghe che possiamo trovare in bipoiscina. La loro presenza causa un intopridimento dell’acqua ma non risulta un rischio per la salute;
Diatomee: sono alghe monocellulari. Non sono tossiche e la loro presenza può comportare un intorpidimento dell’acqua di colore marrone. La loro presenza è limitata nelle biopiscine, perché richiedono un apporto di ortosilicati per la formazione della loro parete cellulare: elemento poco solubile in acqua e quindi non disponibile.
Alghe dorate: sono alghe molto diffuse nelle biopiscine e la loro diffusione provoca intorpidimento marrone e un odore particolare. La loro formazione avviene in primavera.
Cianobatteri: detti anche impropriamente alghe azzurre. Sono batteri che vivono tramite fotosintesi. La loro presenza è dovuta da alte temperature, alto contenuto di nutrienti, alti valori di ph e frequente carenza di azoto. Non sono ancora state osservate esplosioni eccessive di questi organismi nelle piscine. Nonostante non siano stati rilevati ancora problemi per la loro eccessiva presenza, va detto che sono in grado di produrre tossine dannose per fegato, sistema nervoso e pelle.
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